Qual è il ruolo della consulenza tecnica d’ufficio nel processo civile?

Pubblicato il: 19/04/2021

La Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12387/2020, ha avuto modo di precisare quella che è la natura della consulenza tecnica d’ufficio.

La questione sottoposta all’esame della Suprema Corte era nata dal ricorso presentato, in sede di legittimità, da una società fornitrice di energia elettrica, la quale era rimasta parzialmente soccombente all’esito del giudizio di secondo grado.

Con un primo motivo di ricorso, la società denunciava la nullità della sentenza d’appello per violazione e falsa applicazione degli artt. 61, 62, 113, 115 e 116 del c.p.c. A suo avviso, infatti, la Corte territoriale aveva errato, da un lato, nel non aver tenuto conto degli accertamenti e delle affermazioni della consulenza tecnica d’ufficio espletata in primo grado, pur riconoscendone la validità del contenuto, e, dall’altro, nell’essersi discostata dalla stessa senza motivare adeguatamente il proprio dissenso.

Con un secondo motivo di ricorso, si eccepiva la nullità della sentenza di seconde cure denunciando come la Corte d’Appello avesse valutato in maniera illogica e contraddittoria gli esiti della consulenza tecnica, omettendo, così, di esaminare dei fatti decisivi per il giudizio.

La Suprema Corte, analizzando congiuntamente i motivi di doglianza avanzati dalla ricorrente, ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso.

Gli Ermellini hanno, in particolare, evidenziato come, nell'eccepire l’omesso esame di un fatto decisivo, il ricorrente sia tenuto ad indicare il preciso fatto storico il cui esame sia stato omesso, il dato, sia esso testuale o extra testuale, da cui esso risulti esistente, il come e il quando tale atto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti, nonché la sua decisività, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo, qualora il fatto storico, rilevante per la causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (cfr. Cass. Civ., SS.UU., 8053/2014).

Alla luce di tale principio, i giudici di legittimità hanno, dunque, sottolineato come la ricorrente non abbia provveduto ad evidenziare un fatto storico decisivo, il cui esame sia stato omesso, non potendosi ricondurre, di per sé, alla nozione di "fatto storico" la consulenza tecnica d’ufficio.

La costante giurisprudenza di legittimità ha, infatti, più volte ribadito che il fatto storico "è un accadimento fenomenico esterno alla dinamica propria del processo, ossia a quella sequela di atti ed attività disciplinate dal codice di rito che, dunque, viene a caratterizzare la diversa natura e portata del "fatto processuale", il quale segna il differente ambito del vizio deducibile in sede di legittimità ai sensi del n. 4 dell'art. 360 c.p.c." (Cass. Civ., n. 18328/2019).

La consulenza tecnica d’ufficio è, difatti, un atto processuale che svolge una funzione di ausilio nei confronti del giudice, nella valutazione dei fatti e degli elementi acquisiti, assurgendo, in determinati casi, a fonte di prova per l’accertamento dei fatti. Essa, pertanto, non è un "fatto storico", rappresentando, piuttosto, l’elemento istruttorio da cui è possibile trarre il "fatto storico" rilevato o accertato dal consulente.


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