Divisione ereditaria di un immobile “indivisibile”: a chi spetta?

Pubblicato il: 03/11/2021

Molto spesso, nei giudizi di divisione ereditaria, capita che i coeredi si trovino nell’incertezza circa le sorti di quei beni che appaiono “indivisibili” e che dunque devono essere attribuiti interamente ad un unico coerede.
A fissare una regola per tale ipotesi è volto l’art. 720 c.c., il quale stabilisce appunto che i beni non comodamente divisibili (o quelli il cui frazionamento provocherebbe un danno all’economia pubblica o all’igiene) devono essere compresi per intero nella porzione di uno dei coeredi, dietro il versamento di un conguaglio per l’eccedenza. Nello specifico, la porzione di riferimento è quella del coerede avente diritto alla quota maggiore oppure quella di più coeredi che richiedano l’attribuzione congiunta.
Ma tale regola è vincolante per il giudice della divisione?

A tale quesito ha recentemente fornito risposta negativa la Cassazione con l’ordinanza n. 29903 del 25 ottobre 2021.
La Corte, infatti, ha ritenuto che il citato criterio sia solo preferenziale e non invece inderogabile. Ciò emerge anche dal dato letterale: la norma in esame prevede invero che i beni non comodamente divisibili devono essere preferibilmente attribuiti al coerede avente diritto alla quota maggiore.
Il criterio previsto dall’art. 720 c.c., infatti, può essere discrezionalmente derogato dal giudice, a patto che questo fornisca una congrua e logica motivazione delle ragioni di opportunità che lo hanno portato ad optare per una soluzione diversa da quella normativamente suggerita.

Nel caso di specie, segnatamente, si trattava della divisione di un’area di sedime contesa tra più soggetti.
Il Tribunale, dopo aver ordinato ben due consulenze tecniche d’ufficio sull’area, l’aveva attribuita al comunista avente diritto alla quota maggiore, in pieno ossequio alla regola stabilita dall’art. 720 c.c.
La Corte d’appello, poi, confermava tale sentenza.
Avverso siffatto provvedimento giurisdizionale, il comunista soccombente aveva allora proposto ricorso in Cassazione e tale impugnazione aveva avuto esito favorevole.
In sede di rinvio, infatti, la Corte distrettuale aveva attribuito l’intera area al comunista avente diritto alla quota minore, in ragione del fatto che la maggiore caratura millesimale del comunista con la quota maggioritaria non comportava anche un maggior valore di trasformazione del bene.
La Corte di Cassazione, poi, nel respingere le censure avanzate contro tale sentenza, ha chiarito espressamente la derogabilità del criterio di cui all’art. 720 c.c. per le ragioni sopra esposte.


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