Invalidità civile, se chiedi l’aggravamento all’INPS potresti perdere l’invalidità: ecco in quali casi e cosa non fare

Pubblicato il: 02/04/2024

Un soggetto, che è già riconosciuto invalido civile, può chiedere all’INPS una nuova valutazione nel caso di peggioramento delle proprie condizioni di salute. In tal caso, l’interessato dovrà presentare la c.d. domanda di aggravamento all’INPS.

C’è un dubbio: la domanda di aggravamento può determinare la perdita dell’invalidità?

Innanzitutto, la legge (L. n. 188/1971) precisa che l’invalidità civile viene riconosciuta a chi ha una menomazione fisica, intellettiva e/o psichica che causa una permanente incapacità lavorativa non inferiore ad un terzo.

Per il riconoscimento dell’invalidità civile, l’interessato deve presentare domanda all’INPS e sottoporsi ad un accertamento sanitario, che viene eseguito da una Commissione medico-legale o presso le ASL (con l’integrazione di un medico INPS) o presso i Centri medico-legali dell’INPS (soltanto nelle regioni che hanno sottoscritto le cc.dd. Convenzioni CIC, il protocollo per l’affidamento dell’accertamento sanitario all’INPS).

La Commissione medica può accertare vari livelli di gravità dell’invalidità: dal 33% al 66%, si ha un’invalidità civile lieve; dal 67% al 99%, si parla di invalidità civile medio-grave; con il 100% di invalidità, si parla di non autosufficienza.

In relazione alla percentuale d’invalidità attribuita, il soggetto avrà diritto a differenti benefici. Ad esempio, purché ci siano anche i requisiti amministrativi stabiliti per legge, quando è riconosciuta un’invalidità superiore al 74% si potrebbe avere diritto a prestazioni economiche (indennità, assegni, pensioni).

Con la domanda di aggravamento, la persona (già invalida civile) chiede formalmente all’INPS un'ulteriore visita da parte della Commissione medica per il riconoscimento di una percentuale d’invalidità maggiore rispetto a quella attribuita in origine. Chiaramente, così facendo, si vuole anche arrivare ad ottenere benefici diversi da quelli di cui già si gode.

Però, in caso di domanda di aggravamento, l’INPS può decidere di ridurre o revocare la percentuale d’invalidità riconosciuta in precedenza? Cioè, potrebbe accadere che, dopo la nuova visita, la Commissione medica valuti le condizioni di salute del richiedente e ritenga che non ci sia stato alcun peggioramento ma, anzi, ci sia stato un miglioramento?

In concreto, il caso più frequente (ma certamente non l’unico) è quello del soggetto invalido totale che chiede l’aggravamento per avere l’indennità di accompagnamento: ossia, una prestazione economica a favore dei soggetti mutilati o invalidi totali per i quali è stata accertata l’impossibilità di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore o l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita.

La domanda di aggravamento può portare alla diminuzione o alla perdita dell’invalidità?

Purtroppo, c’è questo pericolo. La percentuale di invalidità originariamente riconosciuta potrebbe essere ridotta o, addirittura, l’invalidità potrebbe essere completamente revocata.

Peraltro, questo rischio c’è anche quando è stato riconosciuto un grado di invalidità permanente: cioè, quando l’invalidità non è soggetta a revisione poiché si tratta di minorazione che non può subire modificazioni nel tempo.

Il problema si può porre soprattutto in relazione a quei casi in cui, pur essendo l’invalidità permanente, le condizioni del soggetto possono migliorare, magari grazie all’innovazione tecnologica o a nuove terapie prima non esistenti. L’esempio classico è quello del soggetto che, pur essendo invalido civile totale (al 100%) perché privo di un arto, fa domanda di aggravamento per avere l’indennità di accompagnamento e si vede ridurre la percentuale di invalidità al 90% perché la Commissione medica ritiene che abbia recuperato parzialmente la propria capacità lavorativa grazie ad una protesi prima non esistente.

In conclusione, se si vuole chiedere l’aggravamento e non rischiare di ottenere il risultato opposto (riduzione o perdita dell’invalidità), è consigliabile rivolgersi prima al vostro medico di fiducia per una valutazione preliminare.


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