Medico ritarda colposamente la guarigione: si tratta di lesioni?

Pubblicato il: 19/04/2022

È noto che il reato di lesioni colpose è previsto dall’art. 590 c.p., il quale punisce chiunque cagioni ad altri per colpa una lesione personale.
È altrettanto noto che il reato di lesioni si considera consumato nel momento in cui si verifichi una malattia nel corpo o nella mente del soggetto passivo, quale conseguenza non voluta della condotta dell'agente. Gli ermeneuti, a tali riguardi, hanno chiarito che:

  • la malattia nel corpo ricorre quando c'è un'alterazione anatomica o funzionale dell'organismo tale da richiedere cure, cautele o precauzioni. In particolare, la giurisprudenza moderna richiede che si accerti l’esistenza di un processo patologico, acuto o cronico, localizzato o diffuso, che implichi una sensibile menomazione funzionale dell'organismo;
  • la malattia nella mente, invece, ricorre quando c’è un'alterazione psichica che elimini o scemi grandemente la capacità di intendere o di volere della vittima, così da richiedere cure, cautele o precauzioni.

Tanto premesso, con specifico riferimento alla malattia nel corpo, occorre chiedersi se integrino il reato di lesioni solo le condotte colpose che cagionino una perturbazione funzionale nei termini sopra descritti o altresì quelle che intervengono sul tempo necessario alla guarigione, dilatandolo.

Ebbene, la Corte di Cassazione, con sentenza n. 8613 del 15 marzo 2022, ha affrontato proprio questo tema, ritenendo il concetto di "malattia" penalmente rilevante meritevole di essere ulteriormente definito. A tal fine, la Suprema Corte ha

  • ricordato che il legislatore, misurando la durata della malattia in termini di tempo necessario alla guarigione o al consolidamento definitivo degli esiti della lesione dalla quale è derivata, ha assegnato al tempo un "peso" che incide sulla "quantità della sanzione”;
  • concluso – ribadendo un orientamento già affermato (cfr. Cass. n. 5315/2019) – che “ogni condotta colposa che intervenga sul tempo necessario alla guarigione, pur se non produca ex se un aggravamento della lesione e della perturbazione funzionale, assume rilievo penale ove generi una dilatazione del periodo necessario al raggiungimento della guarigione o della stabilizzazione dello stato di salute.

Alla luce di questa recente pronuncia, può dunque affermarsi con sicurezza che integra il reato di lesioni colpose la condotta anti-doverosa del sanitario che determini l'aumento del periodo di tempo necessario alla guarigione o alla stabilizzazione dello stato di salute del paziente.

Il caso concreto affrontato dalla Corte di Cassazione, in particolare, riguardava un chirurgo oncologo imputato di lesioni colpose per aver aggravato per imperizia il quadro clinico di una paziente ed averla costretta a sottoporsi ad un altro intervento che le aveva impedito di tornare a lavoro per più di 40 giorni. Tale soggetto era stato condannato dal Tribunale prima e dalla Corte d’appello poi.
Avverso la sentenza di secondo grado aveva dunque proposto ricorso l’imputato, sostenendo che il reato di lesioni non fosse integrato poiché la paziente aveva avuto solo i normali postumi dell’intervento chirurgico subito, il quale non aveva cagionato alla stessa alcuna “malattia”.


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